
LA STORIA
Il cammino che ci ha portati fin qui

Un territorio modellato dall’acqua
Intorno a Pordenone esiste una costellazione di piccoli laghi artificiali, creati nei secoli sfruttando le vallette naturali scavate dalle risorgive. Come ricorda il documento,
“Tutti i bacini sono artificiali, costruiti sfruttando in modo intelligente le opportunità offerte dal terreno”. Questi laghi non erano pensati per il paesaggio, ma per il lavoro: erano vere riserve di energia, capaci di alimentare ruote idrauliche e attività produttive.

La chiesetta di San Carlo e il borgo
Accanto al Battirame sorgeva la piccola chiesa dedicata a San Carlo Borromeo, costruita nel 1614. Era un punto di riferimento per viandanti e lavoratori, e per secoli ha accompagnato la vita del borgo. Il documento ricorda che vi si celebrava messa ogni giorno e che nel 1991 ha ricevuto una reliquia del santo.
Attorno alla chiesetta si sviluppò un piccolo nucleo abitato: case per gli operai, magazzini, depositi di carbone, orti e terreni irrigati dalle rogge.

Il cuore produttivo: carta, ferro, rame
Dal Cinquecento in poi, l’acqua dei laghi di San Valentino e San Carlo ha dato vita a un sistema industriale sorprendente per l’epoca. Qui si producevano:
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Carta, grazie a un processo complesso che partiva dagli stracci e arrivava ai fogli finiti.
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Ferro, lavorato con magli idraulici che potevano pesare oltre 250 kg.
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Rame, trasformato in lamiere, pentolame e grandi caldere, alcune fino a 400 kg.
Il documento racconta come l’acqua di un solo lago potesse muovere più ruote, garantendo “strutture produttive di notevole potenza”.

I laghi di San Carlo
Dietro le case del borgo si trovavano due laghi:
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Il Lago Grande, alimentato dalle rogge e dall’emissario del lago superiore dei Galvani.
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Il Lago Piccolo, usato come riserva d’acqua e peschiera.
Le dighe, le “bove” (le bocche di scarico) e le chiuse erano opere ingegnose che permettevano di controllare il livello dell’acqua e di mantenere in funzione i magli.

Il Battirame di San Carlo
Proprio qui nasce il Battirame, l’opificio che dà il nome al nostro centro. La sua storia è lunga e affascinante:
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1424 – La prima attività documentata è una segheria.
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1453 – Arrivano i primi magli per ferro e rame.
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1500–1600 – Si costruisce la diga che crea il lago di San Carlo, aumentando la potenza idraulica.
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1529–1700 – Il battirame passa tra famiglie veneziane e imprenditori locali.
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1737–1861 – La gestione Fossati segna il periodo di massimo sviluppo, con circa 50 operai e produzione esportata anche all’estero.
Un episodio rimasto nella memoria cittadina è l’incendio del 1739, quando un rogo distrusse parte dell’opificio. La popolazione accorse per salvare la struttura, consapevole che da essa dipendeva il lavoro di molte famiglie.

Un sistema idraulico che ha fatto la storia
La Vallona, la Roggia Peschiera, le rogge della Fontana: tutto il territorio era un intreccio di corsi d’acqua che alimentavano opifici, mulini, segherie e attività artigiane. Questo sistema ha rappresentato per secoli la base dell’economia pordenonese, anticipando lo sviluppo industriale dell’Ottocento.

Un’eredità che oggi rinasce
Il Battirame di oggi non è più un opificio, ma porta con sé la memoria di un luogo dove l’acqua ha generato lavoro, comunità e innovazione. Oggi questo spirito rivive in un centro dedicato allo sport, al benessere e alla natura, dove l’energia non arriva più dalle ruote idrauliche, ma dalle persone che lo abitano.
