top of page
doc19787520250319181757-1.jpg

LA STORIA

Il cammino che ci ha portati fin qui

doc19787820250319181902-1.jpg

Un territorio modellato dall’acqua

Intorno a Pordenone esiste una costellazione di piccoli laghi artificiali, creati nei secoli sfruttando le vallette naturali scavate dalle risorgive. Come ricorda il documento,

 

“Tutti i bacini sono artificiali, costruiti sfruttando in modo intelligente le opportunità offerte dal terreno”. Questi laghi non erano pensati per il paesaggio, ma per il lavoro: erano vere riserve di energia, capaci di alimentare ruote idrauliche e attività produttive.

Binder1-4.jpg

La chiesetta di San Carlo e il borgo

Accanto al Battirame sorgeva la piccola chiesa dedicata a San Carlo Borromeo, costruita nel 1614. Era un punto di riferimento per viandanti e lavoratori, e per secoli ha accompagnato la vita del borgo. Il documento ricorda che vi si celebrava messa ogni giorno e che nel 1991 ha ricevuto una reliquia del santo.

Attorno alla chiesetta si sviluppò un piccolo nucleo abitato: case per gli operai, magazzini, depositi di carbone, orti e terreni irrigati dalle rogge.

doc19787320250319181721-1.jpg

Il cuore produttivo: carta, ferro, rame

Dal Cinquecento in poi, l’acqua dei laghi di San Valentino e San Carlo ha dato vita a un sistema industriale sorprendente per l’epoca. Qui si producevano:

  • Carta, grazie a un processo complesso che partiva dagli stracci e arrivava ai fogli finiti.

  • Ferro, lavorato con magli idraulici che potevano pesare oltre 250 kg.

  • Rame, trasformato in lamiere, pentolame e grandi caldere, alcune fino a 400 kg.

Il documento racconta come l’acqua di un solo lago potesse muovere più ruote, garantendo “strutture produttive di notevole potenza”.

Battirame_Archelogia industriale a pordenone-3.jpg

I laghi di San Carlo

Dietro le case del borgo si trovavano due laghi:

  • Il Lago Grande, alimentato dalle rogge e dall’emissario del lago superiore dei Galvani.

  • Il Lago Piccolo, usato come riserva d’acqua e peschiera.

Le dighe, le “bove” (le bocche di scarico) e le chiuse erano opere ingegnose che permettevano di controllare il livello dell’acqua e di mantenere in funzione i magli.

Battirame_Archelogia industriale a pordenone-6.jpg

Il Battirame di San Carlo

Proprio qui nasce il Battirame, l’opificio che dà il nome al nostro centro. La sua storia è lunga e affascinante:

  • 1424 – La prima attività documentata è una segheria.

  • 1453 – Arrivano i primi magli per ferro e rame.

  • 1500–1600 – Si costruisce la diga che crea il lago di San Carlo, aumentando la potenza idraulica.

  • 1529–1700 – Il battirame passa tra famiglie veneziane e imprenditori locali.

  • 1737–1861 – La gestione Fossati segna il periodo di massimo sviluppo, con circa 50 operai e produzione esportata anche all’estero.

Un episodio rimasto nella memoria cittadina è l’incendio del 1739, quando un rogo distrusse parte dell’opificio. La popolazione accorse per salvare la struttura, consapevole che da essa dipendeva il lavoro di molte famiglie.

Binder1-5.jpg

Un sistema idraulico che ha fatto la storia

La Vallona, la Roggia Peschiera, le rogge della Fontana: tutto il territorio era un intreccio di corsi d’acqua che alimentavano opifici, mulini, segherie e attività artigiane. Questo sistema ha rappresentato per secoli la base dell’economia pordenonese, anticipando lo sviluppo industriale dell’Ottocento.

IMG_1967_edited_edited.jpg

Un’eredità che oggi rinasce

Il Battirame di oggi non è più un opificio, ma porta con sé la memoria di un luogo dove l’acqua ha generato lavoro, comunità e innovazione. Oggi questo spirito rivive in un centro dedicato allo sport, al benessere e alla natura, dove l’energia non arriva più dalle ruote idrauliche, ma dalle persone che lo abitano.

bottom of page